JAMES : PTMY IDEAZIONE REVIEW
Undici album all'attivo, diciotto anni di onorata carriera, un "The Best" a lungo primo nelle classifiche di vendita del Regno Unito, gli ultimi quattro lavori prodotti da Brian Eno. Ai James, apparentemente, non manca nulla per ottenere un ottimo successo di critica e di pubblico. Niente di più sbagliato. Questo "Pleased To Meet You" farà, molto probabilmente, la fine di tutti i suoi predecessori (ad eccezione, appunto del "The Best" datato 1998): qualche settimana in una posizione intermedia delle charts e poi via, direttamente nell'oceano dell'oblio per la maligna soddisfazione dei critici che già lo hanno stroncato senza degnarsi di ascoltarlo almeno un paio di volte. Ed è un vero peccato, perché - come aveva già dimostrato "Millionaires" lo scorso anno - la band guidata da Tim Booth sembra aver raggiunto un grado di maturità compositiva e di perfezione stilistica che dovrebbe fare invidia al 99 per cento degli "sgallettati" che si agitano sulla scena del pop-rock internazionale. L'album si apre alla grande, con una "Space" che dimostra, ove ce ne fosse ulteriore necessità - tutte le qualità di quello straordinario genio dell'elettronica che risponde al nome di Brian Eno. Ma "Pleased To Meet You", più oscuro ed intimista di "Millionaires" ma pieno di belle canzoni come "Laid", riesce a convincere dall'inizio alla fine, sfornando in continuazione episodi che vanno dal gradevole all'eccellente ("English Beefcake", "Junkie", "Senorita", "Gaudi", "Give It Away", "Fine" e il singolo "Getting Away With It"). Un album imperdibile per i fan dei James, insomma, ma anche un album che andrebbe diffuso nelle scuole per far capire ai ragazzi (giovani e meno giovani) cosa sarebbero potuti diventare gli U2 se The Edge avesse saputo suonare la chitarra e se Bono, in una crisi di mezza età, non si fosse convinto di essere Gesù Cristo.